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La selvaggia costa della Masseta
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La selvaggia costa della Masseta

by Tonia Rotondo10 ottobre 2016

Da San Giovanni a Piro fino a Scario, andiamo lungo la selvaggia ed incontaminata costa della Masseta, tra falesie vive, torri medioevali, fonti miracolose e colori mediterranei.

Tratto costiero che affaccia sul mare blu del Golfo di Policastro, incastonato come una perla tra Marina di Camerota e Scario, area marina protetta della regione Campania dal 2009 e paradiso subacqueo, la costa della Masseta è ritenuta tra i più spettacolari paesaggi naturalistici del Mediterraneo.

Propaggine calcarea del Monte Bulgheria – che pure abbiamo esplorato – la Masseta è l’orlo di una montagna che si veste di “macchia” per poi precipitare tra grotte, leggende e calette.

E noi oggi siamo stati qui, e un altro pezzo della nostra magnifica terra è entrato a far parte delle avventure di Outdoor.

Perché gli Outdoorini nessuno li ferma. Lampi, fulmini e saette accolgono il nostro risveglio mettendo seriamente a repentaglio il nostro appuntamento.

Cielo nero e pioggia a catinelle. Rischiamo di andare nel Cilento e non vedere le pecorelle. “Si apre o resta chiuso?” Intanto apriamo l’ombrello e chiudiamo gli impermiabili. Siamo tanti sacchi colorati, metà trekkers e metà ponchi.

Invocando il sole con la danza degli ombrelli, partiamo da San Giovanni a Piro e ci dirigiamo diritti al Santuario di Pietrasanta a chiedere la grazia. Tra la chiesa e il paese esiste ancora oggi un profondo vallone coperto di macchie, di querce e di elci, in cui si snoda una vecchia via a gradini che noi percorriamo in mezzo alla fitta boscaglia.

È l’ardua salita lungo la strada della Manna per ricevere il miracolo.

Siamo stati tracotanti, abbiamo voluto sfidare il tempo e ora neanche il “Santone Leo” ha potuto nulla con la sorgente della Manna. L’acqua miracolosa che ha lanciato sulle nostre teste non ha sortito l’effetto sperato. Non ci resta che piangere? No, non ci resta che essere fiduciosi e andare al di là della pioggia.

Da “San Leo dell’Acqua Santa” alla Madonna nella roccia di Pietrasanta.

Ci sporgiamo oltre la pietra della Cappella e si apre improvviso a noi un paesaggio meraviglioso. Siamo a 2 km dal centro abitato di san Giovanni a 650 mt sul livello del mare. Pietrasanta, silenziosa e immersa nella quiete della sola natura, si sporge verso l’infinito del golfo di Policastro.

Dietro la montagna il nostro percorso. Benedetti e fiduciosi, riprendiamo i passi tenendo sempre d’occhio il cielo. Raggiungiamo in breve il pianoro di Ciolandrea e qui scopriamo che gli “Outdoorini bagnati sono Outdoorini fortunati”.

Il cielo si è aperto e svela il pianoro che è un cangiante terrazzo di fiori che affaccia sul mare. Lontano le coste lucane e il Cristo di Maratea. Fremiamo dalla voglia di portarci giù.

Seguiamo sdrucciolando l’inclinazione della montagna. Camminiamo in fila indiana come matitoni colorati lungo il fianco della terra china, il cui pendio è quasi in un atto di devozione al mare.

Camminiamo sulla selvaggia costa della Masseta, all’estremo limite meridionale della costa cilentana che tocca la Basilicata, ed anche se dovremmo guardare dove mettiamo i piedi, non possiamo fare a meno di respirare tutta quella bellezza.

Tutte le nostre facoltà convergono sullo spazio di mare che abbiamo di fronte.

E mentre in questo momento gran parte della città è rimasta a casa a veder scorrere il tempo dietro la pioggia dalla propria finestra, noi siamo qui protesi sul mare, sotto un cielo improvvisamente clemente, in mezzo al chiarore del giorno e nel pieno dei colori del mediterraneo.

Slittiamo sulla terra rossa e le pietruzze della macchia. Solari ginestre, orchidee selvatiche, cardi spinosi e cisti bianchi e rosa. La Masseta si rivela così sotto una luce nuova che ne esalta i colori, senza il caldo del sole che li appanna.

Sotto di noi grotte abitate fin dal Paleolitico e spiagge dalle mille leggende. Grotta Azzurra, Grotta del Noglio, Cala Bianca, Grotta degli Infreschi; spiaggia della Carcarella, Lentiscelle, la Piscina degli Icolelli, la sorgente di Santa Caterina e l’Orto Botanico Naturale del Marcellino.

Ma noi proviamo a sporgerci per capire dove tra esse sia la “Cacata del Marchese”. C’interessa questo masso tra Cala della Fortuna e Cala Monte di Luna, dove si racconta fosse stato in passato unico luogo dove il Gran Marchese di Camerota riusciva a trovare sollievo ai suoi dolori di pancia.

Perché gli Outdoorini sono molto sensibili al richiamo della pancia. E la colazione a sacco ora ci chiama. Riso con ciò che resta del frigo e frittata di maccheroni cadenti sono i piatti più appetibile di questa giornata. Da buoni ospiti nella terra del Cilento, li mangiamo sognando la maracucciata, la pizza con il caprino, i fusilli con il ragù di castrato e i cicci maritati.

Ci rifacciamo sul finale con il pezzo forte del liquorino allo zenzero. È sotto l’effetto dell’alcol che ci prendiamo qualche secondo di silenzio e ci affacciamo sulla costa per accorgerci di dove siamo.

Siamo nel “giardino privato” di Torre Spinosa, antica torre di avvistamento che da secoli domina indisturbata la costa.

Sotto di noi falesie vive, battute dal mare, che accolgono tra le onde gli anfratti naturali.

Roccia rossa, macchia smerarlo e mare blu intenso. Il nostro occhio ruba più dell’obiettivo. Proviamo a mettere a fuoco, ma la moderna tecnologia non riesce a catturare il “movimento della luce che ci ha accompagnato lungo tutto il tratto della Masseta.

Ma la torre non ci ferma. Ci aspetta la spiaggia della Molara, il passaggio furtivo alla grotta dell’Acqua e ancora Scario per la pausa gelato.

Siamo finalmente nei pulmini e dopo tanti passi e pieni di luci gli occhi, discorriamo delle solite dissertazioni filosofiche di fine giornata su cosa mangeremo una volta a casa.

Siamo un impenitente gruppo di sfrattazuppiere.

Bianco e azzurro sei  con le isole che stanno lì  le rocce e il mare  coi gabbiani  Mediterraneo da vedere  con le arance  Mediterraneo da mangiare  La montagna là  e la strada che piano vien giù  tra i pini e il sole  un paese  Mediterraneo da scoprire  con le chiese  Mediterraneo da pregare

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Tonia Rotondo